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LA CORSA
 

IL PERCORSO DELLA GARA

 
 
 
 
 

Il settore Nord orientale delle Dolomiti di Brenta, detto anche sottogruppo della Campa, è un complesso montuoso dal fascino particolare. L'ambiente molto selvaggio e incontaminato ne fa un'oasi ideale per molte specie di fauna alpina, dall'orso bruno al capriolo, dal camoscio alla marmotta, dal gallo cedrone all'aquila reale. In questo splendido teatro domenica 9 luglio, và in scena la prima edizione della Brenta Skyrace. Gara tosta per skyrunners veri, ma anche un'occasione per attraversare dei luoghi incantati, verdi pascoli, creste vertiginose e panorami sconfinati. Ore 8.30 campo sportivo di Campodenno, si parte. Una leggera salita di circa 500 m ci conduce al sentiero del lez. Giriamo a sinistra e lo percorriamo tagliando orizzontalmente una piccola parete rocciosa al termine della quale si inizia a salire. Un sentiero molto bello e protetto da una fitta vegetazione in prevalenza di faggi, in pochi minuti ci conduce all'eremo di S. Pancrazio, località in cui sarà posto il traguardo finale. Passiamo davanti all' antica chiesetta e saliamo ancora per qualche centinaio di metri su strada sterrata. Abbiamo percorso solo un km, siamo ancora freschi. Abbandoniamo la strada e giriamo a destra. Imbocchiamo il sentiero delle Scalazze. Un'antica via d'accesso alla montagna che ci permette di prendere quota rapidamente attraverso un profondo canyon scavato nella roccia al termine del quale troviamo il primo ristoro (4 km). Saliamo ancora circa un km e improvvisamente tutto cambia. Usciamo dal bosco e attraversiamo i verdi pascoli di Malga Arza. Una strada perfettamente pianeggiante ci conduce alla Malga e al secondo ristoro (5,5 km 1507 m). Proseguiamo ancora per qualche centinaio di metri su strada sterrata, fino a giungere a un bivio. Prendiamo a destra e imbocchiamo il sentiero del Paris. La pendenza non è eccessiva, si può correre per buoni tratti salvo qualche strappetto più impegnativo. Il sentiero lungo circa 3,5 km, ci conduce a Malga Termoncello, dove troviamo il terzo ristoro (8,5 km. 1860 m). Il panorama si fa interessante. A Nord-est iniziamo a vedere l'alta Val di Non e in lontananza scorgiamo le Dolomiti della Val di Fassa con il Catinaccio in prima fila, mentre a ovest spicca la maestosa catena di vette che dal Passo del Grosté giunge fino al Monte Peller. Il ristoro ci voleva, si riparte. Aggiriamo a est il monte Bastiot. Il tracciato alterna delle salite piuttosto ripide con delle brevi discese. Man mano che prendiamo quota lo scenario cambia. Il verde dei larici lascia spazio al grigio della Dolomia. La gara è dura, ma improvvisamente le nostre fatiche vengono ripagate da un magnifico panorama sul gruppo delle Madonnine con l'imponente piramide di Cima Borcola che domina sopra Malga Campa. Scolliniamo infatti sulla Bocchetta della Campa (2020m). La prima parte della discesa è molto ripida e tecnica, un cordino metallico ci aiuta nei tratti più ripidi. Poi dopo un alternanza di brevi salitelle e tratti pianeggianti, arriviamo a Malga Campa dove è collocato il quarto ristoro (11 km 1978m). Ora ci aspetta l'ultima salita della nostra avventura. Giriamo a destra, e percorriamo il sentiero che sale sul ripido pascolo. La vegetazione l'abbiamo lasciata alle spalle, salvo qualche isolato larice temerario e alcuni cespugli di pino mugo. Dopo circa 1,5 km siamo alla Bocchetta di Val Strangola (quinto ristoro (12,5 km 2257m). Davanti a noi immensi giaioni scendono vertiginosi verso la Valle di Tovel. Da lì un sentiero in leggera discesa intervallato da un paio di strappetti, ci conduce rapidamente alla Bocchetta degli Inferni. Ora inizia il tratto più tecnico e spettacolare dell'intero percorso. Attraversiamo in senso orizzontale il ripido ghiaione che scende verso la Valle degli Inferni, quindi saliamo un paio di ripidi camini, protetti da alcuni cespugli di pino mugo ed eccoci sulla cresta sommitale del Monte Bastiot. La cresta non è difficile, ma alcuni passaggi necessitano dell'uso delle mani per facilitare il superamento di qualche gradone. Davanti a noi una vecchia croce di ferro ci fa capire che ci siamo, siamo arrivati sulla Cima Loverdina (Bastiot). Vale la pena fermarsi un secondo anche se stiamo disputando una competizione. Il panorama è superbo. Sotto di noi la Val di Non, più in là le Dolomiti della Val Badia e della Val di Fassa, il gruppo delle Pale di S. Martino e il Lagorai. 1100 metri sotto di noi il Lago di Tovel che con le sue limpide acque fa da specchio naturale alla catena settentrionale del Brenta. Ora solo discesa, tanta discesa. Al traguardo mancano ancora 7 km ma soprattutto è posizionato 1500 metri più in basso. Un sentiero senza particolari difficoltà, in 10 minuti ci riporta a Malga Termoncello dove troviamo il sesto ristoro (15 km 1860 m). Giriamo a destra. Il sentiero è veloce e scorrevole. Un km esatto e siamo a Malga Loverdina (1771 m). Poi giù ancora girando verso sinistra. Il sentiero si fa più ripido e la presenza di molte radici potrebbero renderlo insidioso in casi di pioggia. Qui si và veloci, cinque minuti e siamo sulla strada forestale del Valon. La strada è molto bella e liscia e la pendenza è ridotta. Due km così, ma poi in prossimità di un curvone a sinistra, abbandoniamo la strada. Qui troviamo l'ultimo ristoro (18km 1200m). Il primo tratto è molto facile, in leggera discesa, si và veloci. Per poco però. Improvvisamente la pendenza aumenta. Una serie di curve molto ripide e molto ravvicinate lo rendono piuttosto impegnativo. Al termine della discesa giriamo a sinistra e una breve stradina in discesa ci immette sulla strada del Valon che avevamo lasciato due km prima. Ci siamo, manca meno di un km all'arrivo. Si sente già la voce dello speaker che annuncia il nostro arrivo. Aggiriamo in senso orario la antica chiesetta e l'eremo di S. Pancrazio, ed ecco lo striscione. È finita. 21 km, 2000 m di dislivello positivo, 1800 m quello negativo. Un mix di forza, resistenza, coraggio e un pizzico di follia che in uno skyrunner non dovrebbe mai mancare. Il tutto inserito in un ambiente selvaggio non ancora contaminato dal grande turismo di massa.

Questa è la grande novità dell'estate 2017 nel panorama delle corse in montagna. BRENTA SKYRACE, un'avventura nelle Dolomiti più selvagge. Allora ricorda,  domenica 9 luglio "take a walk on the wild side".


 
 
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